Scuderizzato e selvatico, due mondi completamente differenti (piccola riflessione)



Scuderizzato e selvatico, due mondi completamente differenti (piccola riflessione)



Paragonare il cavallo scuderizzato al cavallo selvatico non è corretto.

Il cavallo scuderizzato, pur avendo esigenze basilari da soddisfare che restano immutate, come il muoversi quanto più possibile, interagire con gli altri cavalli, nutrirsi  ed avere protezione, sia fisica che psicologica (e ciò lo ritrova nel gruppo di altri cavalli), si è adattano, nei secoli, alla vita con noi umani, e ciò lo ha portato ad allontanarsi un po' dal cavallo selvatico, il quale è sempre tirato in ballo.

Il cavallo scuderizzato ho un tenore di vita totalmente diverso rispetto al cavallo selvatico, ha anche alcune esigenze differenti, ed anche una mentalità diversa. 
Il cavallo scuderizzato, anche se risponde ad alcuni stimoli con l’istinto primitivo da preda, tale e quale a quello dei cavalli selvatici, dall’altra parte è generalmente fiducioso nei confronti dell’uomo, la sua parte istintiva può essere smussata, molto più facilmente che con un cavallo selvatico, che non ha mai interagito con l'uomo.  

Il cavallo scuderizzato non ha la necessità di proteggersi dai predatori, ciò lo porta a vivere più sereno, e ad abituarsi anche alle novità piuttosto rapidamente.
Il cavallo scuderizzato non ha la necessità di cercare l’acqua ed il cibo per sopravvivere, come invece fa un cavallo selvatico. Il cavallo scuderizzato sa che gli umani lo nutrono, e quindi per nutrirsi non aspetta altro che il cibo gli venga servito. 
Quando è anziano o è malato non deve fare i conti con i disagi che gli pone la vita in natura poiché viene accudito dalle persone.
Sicuramente nemmeno la vita del cavallo scuderizzato è tutta rosa e fiori quando c'è una cattiva gestione, però si tratta appunto di problemi legati alla cattiva gestione. Ad esempio un cavallo isolato, mal nutrito, mal accudito, anche antropomorfizzato, o vittima di idee e pratiche umane che non sono compatibili con lui, non tanto come cavallo, ma come singolo soggetto. 
Il cavallo scuderizzato e mal gestito sviluppa problemi di salute, fisica e mentale, molto seri, e per prevenirli talvolta basterebbe fare qualche attenzione in più.

Un cavallo selvatico ha la stressante vita di una preda, e quindi anche la sua mentalità è diversa. 
Fa affidamento solo su se stesso e sul suo branco, sempre in cerca di acqua e cibo per nutrirsi, sempre allerta e timoroso dei potenziali predatori, se sta male rischia di morire per il problema o perché è una facile preda. La vita in libertà è decisamente più dura di quella che sembra, e porta l’animale ad avere un comportamento più schivo, selvatico appunto, ed a seguire strategie per sopravvivere. Non è tutta rosa e fiori, ma una lotta continua per la sopravvivenza. 
Solo la differenza di stile di vita e conseguente comportamento dovrebbe far capire che il cavallo selvatico e quello scuderizzato non vanno comparati. Basti pensare a l’uomo civilizzato, con la casa, la macchina, il supermercato, internet… e l’uomo che vive ancora nelle tribù, senza internet, senza auto, senza supermercato, che va ancora a caccia e raccoglie i frutti della foresta (si, esistono ancora).

Un’altra grande differenza sta nella convivenza con le varie malattie che possono subentrare, che siano virali o croniche, e con degli handicap fisici.
Un cavallo scuderizzato vive perché aiutato dall’uomo, per questo incontriamo cavalli cagionevoli o malati o con gravi handicap fisici, talvolta anche con problemi veramente importanti. Il vivere con l’uomo, l’essere accudito dall’uomo, gli permette di condurre una vita quantomeno normale, con meno sofferenze possibili, con la possibilità di convivere con il problema, o guarire completamente, anche se il periodo di malattia e la convalescenza è lunga.  
In natura un cavallo del genere muore, per i problemi di salute o perché indebolito è facile preda, per questo sembrano tutti così sani, la selezione naturale è crudele ed i deboli non ce la fanno, anche una banale storta può essere fatale ad un cavallo selvatico, poiché facile preda perché lento. Avete mai incontrato un cavallo selvatico zoppo? O cieco? O con altre patologie? Beh sicuramente no, perché muore.

Altra differenza sta nel sistema immunitario. Il sistema immunitario si sviluppa per permette di vivere sani in un determinato ambiente. I cavalli selvatici difficilmente vengono a contatto con qualcosa di estraneo, quindi difficilmente si ammalano gravemente con malattie virali o batteriche aliene, e quando succede che vengono a contatto con "qualcosa di estraneo", i rischi sono piuttosto alti.
Un cavallo scuderizzato che invece viene a contatto con molteplici cavalli, provenienti spesso da chissà dove, che hanno avuto chissà cosa, o che viaggia per gare, esibizioni, compravendita, trasferimento e tanti motivi, ha più possibilità di venire a contatto con qualcosa di estraneo. Il sistema immunitario è continuamente stimolato, deve evolversi il più rapidamente possibili. Per proteggere il cavallo da malattie e problemi di salute ai quali può andare facilmente in contro, si fanno i vaccini, si 
 prendono precauzioni.


Col cavallo scuderizzato non si può agire seguendo tutti i criteri del cavallo selvatico. Dal cavallo selvatico si può prendere spunto per magari migliorare la gestione del cavallo scuderizzato, ma facendo sempre attenzione a non esagerare, e fare in modo che il modello di gestione da applicare sia realmente compatibile con il singolo soggetto cavallo domestico. 
Ad esempio non tutti i cavalli possono stare scalzi e sempre, ci sono situazioni per le quali la ferratura è necessaria se non si vuole il cavallo zoppo. Un cavallo del genere in natura non esisterebbe.
Anche cavalli con particolari problemi di salute, i quali devono fare un'alimentazione specifica, in natura non esisterebbero, per questo ad un cavallo del genere bisogna adeguare la gestione al problema. 

Altra convinzione diffusa, è quella di prendere un cavallo, nato e cresciuto in maneggio, e lasciarlo nella prateria, felici e contenti, convinti di aver fatto il suo bene. In realtà è un male. Al cavallo non si sta facendo un favore, ma gli si sta infierendo una grave condanna.
Certo, il cavallo impara, e "seguirà l'istinto", peccato che l'istinto del cavallo scuderizzato, eccessivamente fiducioso nei confronti dell'uomo, lo rende meno acuto dal punto di vista della sopravvivenza, per non parlare del fatto che, a causa di un malanno stagionale, che in scuderia verrebbe curato facilmente, il cavallo, lasciato libero, potrebbe morire. 
Il cavallo scuderizzato non è compatibile con la vita selvaggia.


Questi sono solo i punti di riflessione, quelli che dovrebbero far concretamente capire che il cavallo selvatico e quello scuderizzato sono diversi, ma ci sono molti altri punti, l'argomento è molto ampio, ed anche molto articolato. 
Quindi per tanti motivi e tante differenze veramente importanti, mettere continuamente a confronto il cavallo scuderizzato con quello selvatico, non è la cosa più appropriata da fare. Si tratta di due modi di vivere totalmente differenti.

Sarebbe come paragonare noi "uomo moderno e metropolitano", con l'uomo che oggi giorno vive ancora in tribù nelle foreste o comunque ben lontano dall'odierno stile di vita comune a tutti.


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