Il cavallo non è una giostra

Il cavallo non è una giostra



L’estate è quel periodo dell’anno in cui viene rispolverato il cavallo, così chi possiede dei cavalli o un’attività con i cavalli è pronto a soddisfare la richiesta proveniente da un pubblico di improbabili “appassionati”, anche perché si tratta di gente pagante, ed i cavalli eccellono nel mangiare denaro.

Fin qui tutto bene, sono tanti coloro che lavorano con i cavalli specialmente nel periodo estivo, ed è anche grazie a loro che molte persone hanno il primo e disimpegnato approccio con i cavalli, e spesso, da cosa nasce cosa, quello che è stato un voler provare, diventa passione.
Infatti la passeggiatina è percepita come meno impegnativo rispetto ad una lezione in maneggio, e spesso accade che, grazie a quella passeggiata e le persone capaci di trasmettere passione, quello che è un improbabile cavaliere comincia ad avvicinarsi al cavallo, e deciderà di "impegnarsi" un po' di più. Ciò accade molto più spesso di quanto si pensa, e proprio per questo è bene fare le cose in modo idoneo, e coinvolgere le persone, presentargli il cavallo, e non alimentare la percezione di "animale oggetto", quella bisognerebbe farla sparire. Purtroppo questo messaggio non lo manda solo chi accontenta o turisti, anche in molti maneggi il cavallo viene vissuto come uno strumento per raggiungere uno scopo. Dunque non è l'attività che si compie a fare la differenza, ma come viene vissuto il cavallo. 


Passeggiate per tutta la famiglia, giretto sul pony per i bambini, giretto col calessino o giro in carrozza, sono tutte attività molto simpatiche e fattibili, a patto che ci sia un concreto rispetto del cavallo ed una buona gestione.

Purtroppo, troppo spesso dinnanzi a brutte notizie che si sentono ogni anno, e spesso vengono puntualmente ripescate, i professionisti del settore vengono infangati da chi tratta gli equini come giocattoli, senza rispetto e senza cure, poiché a causa di questi personaggi, chi non sa o non vuol sapere, fa di tutta l’erba un fascio, e anche chi fa le cose per bene ed ha cura per i cavalli, viene messi alla gogna dai “leoni della tastiera”, gente che sui social vive per indignarsi, fare la voce grossa, ma di cavalli spesso e volentieri non sa proprio nulla tant’è che confondono la coda col ciuffo, e anziché proporre idee buone e fattibili ripete all’infinito la parola “abolire”, assieme ad una serie di insulti e cattiverie irripetibili, come se questo comportamento risolvesse il problema di cattiva gestione da parte di chi adopera una cattiva gestione.


Per prima cosa, quando si vuol fare un’attività con i cavalli, a scopo ludico verso un pubblico di cavalcanti improvvisati o improbabili, bisogna preoccuparsi del benessere del cavallo e della sicurezza di questi, e di far capire che il cavallo non è una giostra, ma un animale. Imporre delle regole che il potenziale cliente dovrà rispettare, e se necessario, spiegare anche il perché.

Lo so, può essere noioso, ma i cavalli ringrazieranno di sicuro, e con questo piccolo ma importante gesto si fa la propria parte per acculturare le persone al cavallo.

Non è necessario usare un gergo tecnico per riempirsi la bocca o sembrare colti e competenti, chi non conosce e non ne capisce di cavalli non vi capirà mai, piuttosto apprezzerà una chiacchierata con linguaggio semplice e chiaro.

Qualche dritta per una buona gestione del cavallo a lavoro


Il caldo
  • È bene evitare le ore più calde della giornata, quindi, salvo per posti ombreggiati, ventilati e freschi come parchi alberati e boschi, evitare assolutamente di lavorare nella fascia oraria più calda, ossia dalle 11 alle 17. Naturalmente daremo un occhio al termometro più che all’orologio, poiché in alcuni giorni il caldo è fuori orario, ed altri giorni invece sono molto più freschi.

Le ore di lavoro
  • Per ore di lavoro, sia chiaro, significa quando il cavallo lavora, e quindi porta a spasso la clientela, e non quando è a riposo sul posto di lavoro. È meglio non sfruttare il cavallo facendolo girare per 6-8 ore senza sosta. Molto meglio fare una pausa, di almeno di mezz’ora ogni ora o due. Naturalmente la durata della pausa dipende dall’intensità del lavoro, più è stato intenso, più lunga è la pausa. Notte o giorno? Ma il cavallo non ha sonno la sera? Il cavallo non ha lo stesso sonno biologico che abbiamo noi, il cavallo riposa in più momenti sparsi durante la giornata. Di notte il cavallo non è meno attivo che di giorno, quindi fare il giretto in piazza dalle 20:00 alle 00:00 non è un problema, non ha bisogno di andare a dormire alle 21:30. L'importante è che prima del turno di lavoro, indipendentemente dall'orario, ha avuto uno spacco prolungato di ore per potersi riposare.
     
Il riposo sul posto di lavoro
  • È una cosa più che lecita e più che fattibile, nulla di strano e nulla di dannoso. Quando il cavallo, tra una sessione di lavoro e l’altra ha quella mezz’ora o ora di riposo, non è un male, anzi è un bene. L’ideale, come detto nel punto precedente, è fare una pausa ogni ora o due, dipendentemente dal lavoro che svolge. Più sarà intenso e più lunga sarà la pausa, meno intenso e più breve sarà l’intervallo, ad esempio una passeggiata di un’ora è decisamente più intensa di un giretto nel parco con i bambini per un’ora. Durante la pausa al cavallo verranno allentati i finimenti, per poi essere risistemati prima di ricominciare. Verrà refrigerato, abbeverato, ed anche nutrito, come nel caso di una pausa di un’ora o più. Importante è far riposare il cavallo in un posto ombreggiato e ventilato, e non sotto al sole cocente. Un cavallo abituato a fare un certo tipo di lavoro non sente la mancanza di casa e riposa sereno anche fuori.

Refrigerare, abbeverare e nutrire
  • Non far mai mancare acqua e fieno al cavallo che lavora tutta la giornata. La pietanza viva la mangerà una volta tornato a casa, per il resto basta acqua, fieno o erba per idratare, rinfrescare e riempire lo stomaco. Siccome lavora molte ore, è meglio non aspettare che si ritorna a casa. per esigenza fisiologica gli equini non dovrebbero rimanere troppe ore a stomaco vuoto, ancor meno dalla mattino fino alla sera. L'idratazione inoltre è essenziale, specialmente quando fa caldo. 

Giorno di riposo
  • Se il cavallo è molto stanco o non sta molto bene, meglio lasciarlo a casa a riposare. Talvolta farlo lavorare anche quando sarebbe meglio concedergli un giorno di riposo, diventa più un male che un bene, e per aver voluto per forza incassare il giorno in cui era meglio riposare, si rischia di avere inaspettate e sgradite spese ed un lungo periodo di cassa vuota. Preservare la sua salute è un bene, per il cavallo e per il portafoglio. In ogni caso, concedere al cavallo un giorno intero di riposo o una mezza giornata a settimana è buona cosa. Vero che il cavallo è abitudinario e preso un ritmo lo segue senza problemi, ma avere quella giornata di lavoro meno intenso o di totale riposo, male non fa. 
Forma fisica e salute.
  • Il cavallo deve essere in forma. deve avere la giusta condizione atletica per affrontare il lavoro, ed anche la corretta forma fisica. Non troppo grasso, tanto meno troppo magro, ma in forma. Naturalmente deve essere in buona salute, e se ci sono problemi di salute cronici vanno adeguatamente trattati, poiché con essi molte volte si può convivere, ed il cavallo può lavorare. L'età è relativamente importante, naturalmente un cavallo giovane ancora in accrescimento è bene salvaguardarlo, per evitare di rovinarlo, ed al cavallo anziano dare qualche attenzione in più. Molto spesso i cavalli che lavorano con i turisti e cavalieri improbabili sono un po' avanti con gli anni, 18, 23, a volte anche più anziani. Se c'è la corretta gestione del cavallo, e questo è in salute ed ancora in grado di lavorare, va benissimo che lavora. Non bisogna soffermarsi all'età anagrafica, ma allo stato generale di salute, alla forma fisica, ed alla voglia di fare del cavallo.  

Per il leoni della tastiera



Prima di sentenziare su tutto e tutti, preoccupatevi di conoscere e capire almeno un minimo di cavalli. Il cavallo che lavora accanto all’uomo da millenni è ormai mentalmente ben lontano dal cavallo selvaggio che sognate. Il cavallo che fa il giretto in piazza non brama la prateria, lui non sa nemmeno che cos’è una prateria, inoltre gli equini non sono in grado di pensare in maniera astratta e di immaginare qualcosa che non conoscono. Il loro pensiero è molto più materiale e ridotto di quanto piace pensare, in parole povere il cavallo pensano a come sciogliere il nodo che lo tiene fermo alla posta per andare a mangiare nel praticello poco più avanti, ma non è in grado di immaginare se stesso correre in una vasta ed immaginaria prateria ricca di erba e mangiare fino a scoppiare. Con ciò i commenti del tipo “preferirebbe essere libero e selvaggio” non stanno in piedi, al massimo, se è al suo primo giorno di lavoro, preferirebbe stare a casa a mangiare, ma talvolta per avere la ciotola piena deve contribuire all’incasso, e non c’è nulla di male quando, lavorando, viene rispettato ed adeguatamente trattato. Non scordate che, per chi fa equitazione, anche il cavallo della scuola su cui imparate lavora per portare l’incasso che permetterà di riempirgli la ciotola.

Capire lo stato di salute fisica ed emotiva del cavallo. Il linguaggio del corpo del cavallo è totalmente diverso da quello di noi umani, e da quello di qualsiasi altro animale. Se non lo si conosce attentamente è facile non capire e fraintendere. Spesso un cavallo che sonnecchia perché a riposo, viene confuso per un cavallo stanco ed afflitto, eppure sta solo sonnecchiando, è la sua ora di riposo, quindi si riposa. Umanizzare inoltre è inopportuno, proprio perché umani e cavalli sono molto diversi dal punto di vista psicologico. Il cavallo non soffre a seguire una routine se i suoi bisogni sono soddisfatti, il cavallo non immagina una vita alternativa, quindi il cavallo che lavora non è come un impiegato in un ufficio costretto a fare un lavoro che non gli piace e pensa ad una vita alternativa, o alle vacanze. Il cavallo lavora, senza problemi. Importante è che chi lo gestisce gli garantisce la salute fisica ed emotiva, ed è assolutamente fattibile far lavorare un cavallo mantenendolo sano e sereno.

Prima di sentenziare se il cavallo sta fisicamente bene o meno, bisogna essere in grado di riconoscere realmente lo stato di salute generale di un cavallo, e di capire cosa sta accadendo. Per farlo bisogna conoscere e vivere i cavalli, e non fare i veterinari laureati su Google, e che poi confondono la termoregolazione tramite la respirazione con un collasso cardio polmonare.

Osservare attentamente prima di parlare. Purtroppo, a causa di chi fa le cose malamente, anche chi le fa per bene viene giudicato male, da chi si mette il paraocchi, ruggisce sui social e poi non guarda o peggio, non capisce la realtà ciò che ha davanti agli occhi, ma presume di sapere. Come già detto, il cavallo lavora, e durante la pausa deve avere acqua, cibo ed essere refrigerato se necessario, oltre a sostare in un posto fresco. Prima di giudicare, assicuratevi che la persona contro la quale puntate il dito sia davvero uno sprovveduto come credete oppure è una persona che sa e sa fare e lo fa per bene, perché magri garantisce al suo cavallo una pausa tra un giro e l’altro, lo fa riposare al fresco, lo fa bere e lo fa mangiare. Queste cose però vengono fatte dietro le quinte, magari in un angolo appartato, così il cavallo sta tranquillo, e non in mezzo alla piazza, davanti a tutti, dove magari qualcuno ha la brillante idea di andare a rompergli le scatole mentre mangia la sua razione di fieno, e becca un morso (poi si dirà che il cavallo è stato cattivo, e non che l’umano è stato ingenuo ed invadente). Quindi prima di sputare veleno, quando vedete un cavallo, fatele le domande a chi lo gestisce, ed aspettate le risposte, però prima assicuratevi di avere un minimo di cultura equestre.


Suggerimento


Anziché abolire, è molto meglio regolamentare in modo adeguato le attività, acculturare verso la corretta gestione, quindi magari fare anche un mini corso prima di rilasciare un’eventuale licenza, o un esamino per l’idoneità alla licenza per poter adoperare con i cavalli sul suolo pubblico, e far si che la corretta gestione venga agevolata . Qualche fontanella d’acqua in più e magari anche più agibile per i cavalli, non è una cattiva installare anche una piccola posta ombreggiata dove far sostare i cavalli, solida e temporanea, come i tanti chioschetti in legno che spuntano magicamente solo d’estate per poi sparire. Installare anche cassonetti dove possono essere gettate le fiande dei cavalli, cosicché non restano a seccare al sole o stanno li con il rischio che chi passeggia le calpesta. Di queste cose però deve occuparsene il comune. Ma dare spunto e fare richiesta sicuramente è una buona alternativa alle petizioni per l’abolizione.

Molto meglio regolamentare e dare la possibilità di fare le cose per bene piuttosto che abolire.

Ecco l’idea per una buona petizione, creare un qualche supporto per garantire ed agevolare la buona gestione del cavallo durante il lavoro estivo con i turisti. In questo modo i turisti son contenti perché trovano i cavalli, ai cavalli vengono garantite le attenzioni necessarie per il benessere durante il lavoro, e gli onesti lavoratori sono agevolati e non intralciati, e chi fa le cose nel modo sbagliato o cambia lavoro o una volta e per tutte si adegua e le fa per bene.


In generale, acculturare ed avvicinare più persone al cavallo, facendo capire che è uno stupendo animale e non un giocattolo è il miglior investimento a lungo termine che si può fare. Solo conoscendo e capendo si smetterà di considerarlo una giostra, e verrà visto come un animale da vivere e conoscere.



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Il presente testo è proprietà di Lisiana Patalano
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