I sensi del Cavallo – L’udito

I sensi del Cavallo – L’udito


L’udito nel cavallo è un senso ben sviluppato ed indispensabile per la sopravvivenza e la vita nel branco.
Il cavallo può percepire suoni provenienti da una distanza media di 4,400 km, ma la capacità di localizzare la provenienza del suono non è molto precisa, individua la sorgente sonora in uno spazio approssimativo di 25° per orecchio; è la parte frontale dell’orecchio, dove viene canalizzato il suono. Di conseguenza non percepisce molto distintamente i suoni provenienti alle sue spalle, per questo il cavallo per esaminare attentamente un suono gira la testa, o anche tutto il corpo, a seconda della situazione. Anche semplicemente muovendo entrambe o un solo orecchio permette di percepire meglio un suono che attira la sua attenzione, senza però doversi girare.

Il cavallo è in grado di percepire suoni ad alta frequenza rispetto a noi umani, però di contro il suo udito non gli consente di percepire i suoni di frequenza più bassa, percepiti invece dall’orecchio umano con buon udito.
In supporto e semi sostituzione all’udito per percepire le basse frequenze, entrano in gioco le vibrisse, che captano le vibrazioni del suono. Queste vibrazioni vengono anche captate con gli zoccoli. Le vibrazioni prodotte dai suoni di così bassa frequenza da non essere udite dal cavallo non vengono trasformate in suono poiché non vengono captate dalle orecchie, ma esso comunque reagisce allo stimolo che viene trasmesso.

Importante sapere che la voce di noi umani e la tonalità di nitrito più usata dal cavallo per la comunicazione, viaggiano sulla stessa frequenza, e quindi ben udibile e riconoscibile. Ciò rende facile anche la comunicazione tra cavallo e umano, poiché su questo punto l’uno riesce a captare chiaramente i segnali vocali dell’altro.


Le orecchie del cavallo

 


L’orecchio del cavallo è una struttura piuttosto complessa, composta da tessuto cartilagineo, nervi, piccole ossa, muscoli, tendini e legamenti, dotato di cellule sensoriali.
Le orecchie del cavallo sono poste in cima alla testa, in modo da trovarsi nella zona più alta quando il cavallo cammina, e ad altezza ti pericolo quando pascola, e sono girate in modo da captare più distintamente i suoni dove la vista è inferiore.

©Lisiana Patalano


La vista del cavallo è maggiormente nitida in orizzontale, a destra ed a sinistra, le orecchie sono poste per captare meglio i suoni in direzione verticale, frontalmente al cavallo, con un angolo di apertura di 25° ciascuna, di fronte dove la vista del cavallo è meno nitida, specialmente quando è impegnato a pascolare, e come già detto, le orecchie vengono girate all’occorrenza. 
L’orecchio si divide in tre sezioni: orecchio esterno; orecchio medio; orecchio interno. L’organo uditivo è uguale a quello umano, di seguito la divisione e la funzione spiegato in modo molto semplice.


L’orecchio esterno è formato dal padiglione auricolare (in cartilagine) che ha forma ad imbuto (o che ricorda il fiore di calla). Ciò gli consente di catturare meglio i suoni e convogliarli verso il timpano, inoltre il cavallo può girare le orecchie compiendo un arco verso l’esterno di 180°. Il cavallo muove le orecchie anche indipendentemente l’una dall’altra, e mentre una è posta per percepire un suono, l’altra può percepirne un altro, in modo da tenere sotto controlla la situazione intorno a se.

Altra cosa che può fare il cavallo è chiudere il padiglione auricolare piegando le orecchie all’indietro.

Quando il cavallo piega le orecchie all’indietro la sua capacità uditiva diminuisce drasticamente, e ciò serve per proteggere il timpano da rumori assordanti.

Anche quando litiga il cavallo schiaccia le orecchie sulla testa, questo comportamento, che indica minaccia e collera, protegge anche l’orecchio dagli attacchi degli avversari, essendo schiacciato sulla testa l’orecchio è decisamente meno facile da afferrare, quindi oltre a comunicare nervoso e aggressività, è un movimento di naturale difesa per questo importante organo, tra l’altro anche molto sensibile.

Anche per evitare che qualcosa finisca all’interno il cavallo chiude le orecchie.

Ad esempio quando docciamo il nostro cavallo e andiamo sulla testa, notiamo come stringe le narici, chiude gli occhi ed appiattisce le orecchie, ciò per evitare che l’acqua finisca all’interno. Anche quando spazzoliamo il ciuffo il cavallo tende ad appiattire le orecchie, non sempre è fastidio, il più delle volte è un riflesso istintivo per proteggerle da qualcosa che potrebbe causare fastidio. 


L’orecchio è anche coperto da peli, questi peli non solo proteggono la cartilagine esterna, ma proteggono anche l’interno dell’orecchio impedendo a sporcizia, acqua e insetti di infilarsi, inoltre una barriera protettiva naturale è il cerume. Le orecchie andrebbero pulite di tanto in tanto, ma senza esagerare e senza utilizzare prodotti aggressivi. Da notare che nella zona anteriore e interna i peli sono più lunghi e fitti rispetto al lato esterno e posteriore dell’orecchio, proprio perché devono fare da barriera contro tutto ciò che potrebbe finire dentro.

Evitare di tosare le orecchie dunque è meglio, non solo per un fatto di protezione, ma anche perché i cavalli sono enormemente disturbati dal rumore prodotto dalla tosatrice elettrica, e le orecchie sono molto sensibili quando vengono toccate ed alcuni potrebbero reagire violentemente, mettendo a repentaglio la propria salute e quella di chi gli sta attorno.


L’orecchio medio è la parte dell’orecchio che trasmette le onde sonore dall’orecchio esterno a quello interno. Tra orecchio esterno ed orecchio medio c’è il timpano che ricevendo le onde sonore esterne vibra e le trasmette ad una catena di tre piccoli ossicini, tre per orecchio, che si chiamano staffa, incudine e martello, essi consentono che le vibrazioni della membrana del timpano siano amplificate e trasmesse verso l’orecchio interno.


L’orecchio interno è costituito dalla coclea, dove le vibrazioni vengono percepite dalle cellule uditive che traducono il messaggio vibratorio in influsso nervoso, che tramite il nervo uditivo raggiunge i centri uditivi del cervello dove le vibrazioni vengono decodificate ed interpretate come suono. Tutto questo in meno di un secondo e continuamente.

Nell’orecchio interno c’è anche l’apparato vestibolare, adibito al senso dell’equilibrio e che da informazioni al cervello circa la posizione della testa e del corpo nello spazio.



Il linguaggio tramite le orecchie 

 


Le orecchie del cavallo possono essere mosse in varie direzioni, ma sempre dal frontalmente verso l’esterno con un arco di 180°, le orecchie non possono essere girate verso l’interno. Ciò avviene non solo per captare i suoni, ma anche per comunicare.
Il cavallo, come tutti gli animali, comunica principalmente col corpo. Le orecchie sono un importante ed evidente strumento di comunicazione con i suoi simili così come con noi umani. La posizione delle orecchie indica dov’è focalizzata l’attenzione del cavallo, e ciò è importante per la comunicazione nel branco e l’individuazione di eventuali pericoli o interessi.
Associata alla postura del corpo, e quando occorre a suoni vocali, la posizione delle orecchi, manda segnali inequivocabili sul loro stato d’animo e le loro intenzioni.

Alcuni esempi pratici e facili da individuare nella vita di tutti i giorni con i cavalli:


Il cavallo che schiaccia le orecchie all’indietro sulla testa e spalanca gli occhi, sta inequivocabilmente minacciando, dimostra fastidio o aggressività. 

©Lisiana Patalano


Il cavallo che ha le orecchie morbidamente penzolanti ai lati o leggermente piegate all’indietro, ma non schiacciate, indica relax o sonnolenza. Con le orecchie piegate il cavallo non riesce a sentire bene poiché il padiglione auricolare è socchiuso, quindi questa posizione delle orecchie indica che il cavallo si sente a suo agio ed è rilassato nell’ambiente in cui si trova. Può anche indicare noia associato ad un’espressione facciale, ma in ogni caso il cavallo non è in allerta.

©Lisiana Patalano


Le orecchie dritte indicano attenzione verso qualcosa. Se un rumore o uno stimolo visivo attirano la sua attenzione, il cavallo si rivolgerà verso la fonte con le orecchie e con lo sguardo. Un cavallo in attenzione quindi ha lo sguardo in avanti per guardare in lontananza, le orecchie dritte ed il collo ben alzato con la testa che primeggia. 

©Lisiana Patalano


Le orecchie una da un lato e l’altro dall’altro indicano curiosità, così come indicano che il cavallo sta ascoltando ciò che gli sta intorno, ma non necessariamente è timoroso. I cavalli possono muovere le orecchie separatamente, ed ascoltare separatamente i suoni da entrambe le direzioni, questa è una cosa che fanno spesso per tenere sotto controllo ciò che li circonda. 

©Lisiana Patalano


Naturalmente per dare un’interpretazione più precisa alla postura delle orecchie bisogna osservare la situazione, conoscere un minimo il cavallo ed i suoi atteggiamenti, e naturalmente osservare tutti gli altri atteggiamenti del corpo perché la sola postura delle orecchie a volte, può trarre in inganno noi umani, non sempre abituati alla comunicazione e l’interpretazione del linguaggio del corpo.



Udito, importante per la vita sociale



La nostra voce per il cavallo è come il nitrito dei suoi compagni, un indispensabile segno di riconoscimento ed a cui prestare attenzione per la comunicazione.
Non importa se il cavallo comprenda o meno le parole, importante è il tono con cui viene utilizzata la voce. Toni diversi esprimono stati d’animo e situazioni diverse e quindi il cavallo reagisce in modo differente in ogni circostanza. Spesso e volentieri il tono di voce fa la differenza sull’intenzione reale, per questo, qualsiasi cosa si faccia, è sempre bene mantenere un tono pacato e sereno, in modo da non allarmare il cavallo.

Un esempio pratico di come il tono ed il volume della voce umana influisce sui cavalli, è l’invito in molte scuderie di non urlare e non correre in presenza dei cavalli, o vicino ai loro alloggi. Una cosa banale, come ad esempio gli schiamazzi dei bambini che giocano, possono mettere in allarme i cavalli poiché percepiscono quel suono così elettrizzato ed il rumore provocato dal correre e lo possono tradurre come segnale d’allarme dinnanzi ad un pericolo ed agitarsi perché bisogna fuggire.

Siccome la nostra voce è anche un segno di riconoscimento, proprio come lo è il loro nitrito, molti cavalli rispondono al richiamo del loro umano o si affacciano al box, o si avvicinano allo steccato del paddock quando lo sentono, anche a distanza senza avere il bisogno di vederlo e si accorgono quando è in scuderia. L’individuazione di un membro del branco, compreso il suo compagno umano, viene aiutata anche con l’olfatto.

Anche il puledro con la madre si riconoscono dalla voce, ed oltre all’odore, il puledro riconosce la sua mamma dalle altre grazie al suono del suo nitrito, e viceversa. Non è difficile notare come mamma e puledro si scambiano nitriti quando si trovano distanti l’uno dall’altro.
La comunicazione con i nitriti avviene anche tra i membri del branco, ogni tono significa qualcosa, ad esempio quando arriva il cibo il primo che lo vede ha premura di comunicarlo agli altri. Anche i maschi interi usano i nitriti per marcare la loro presenza. Ci sono molteplici altre situazione per le quali i cavalli comunicano con segnali acustici, non solo nel branco, tantissimo e molto spesso anche in scuderia, perfino il nuovo arrivato viene segnalato, ed indica la sua presenza con segnali acustici, magari non subito nitidi e forti nitriti, ma fa comunque borbottii per far sentire la sua voce e rendersi vocalmente riconoscibile.
Il potersi udire quindi è indispensabile per noi umani così come per i cavalli.


Problemi di udito


Anche i cavalli, purtroppo, possono avere problemi di udito, infezioni importanti all’apparato uditivo, età avanzata, malformazioni congenite o conseguenze di incidenti, sono alcune cause della sordità o la semi sordità del cavallo. Un cavallo che non sente bene o non sente per niente è disagiato poiché non riesce a salvaguardarsi, e deve fare affidamento sugli altri sensi che funzionano. La comunicazione con il movimento delle orecchie rimane, ma notiamo che il cavallo non sente bene o non sente nulla quando tende a comunicare con suoni vocali eccessivi e continui, e soprattutto quando si guarda continuamente intorno. Dal momento che vista ed olfatto devono sostituire la deficienza di udito, il cavallo si guarderà continuamente intorno, e presterà molta più attenzione agli odori ed alle forme, inoltre tenderà a fare molto affidamento sui compagni di branco, cercando sempre di tenerli sott’occhio il più possibile, fino a diventare completamente imbrancato poiché, se prima udiva i segnali di pericolo, adesso può solo fare affidamento sulla vista e quindi deve avere mille occhi, e sull’olfatto.
Così come per noi è un disagio comunicare in assenza di udito lo è anche per i cavalli, loro sono sicuramente avvantaggiati perché utilizzano il linguaggio del corpo molto più di quanto usano i segnali vocali, ma la mancanza di udito è comunque un gran problema a cui far fronte, poiché rende anche più complicata l’interazione uomo – cavallo. La prima cosa che noi utilizziamo per comunicare con il cavallo, anche se non soprattutto mentre lavoriamo è la voce, con un cavallo che non ci può sentire diventa più complicato e bisogna trovare metodi alternativi. 


Come tutti i sensi l’udito è molto importante, e spesso è quello che mette in allarme un cavallo anche se non c’è un reale pericolo, ad esempio molti cavalli temono l’abbaiare dei cani, o il suono dei clacson o dei motori, per questo è bene abituare il cavallo fin da piccolo a diversi rumori, anche forti e fastidiosi, o improvvisi, in modo che non scatta ogni volta che sente un rumore allarmando così anche tutti gli altri cavalli che gli stanno attorno. Anche se può sembrare strano anche lo scoppio improvviso di un palloncino può allarmare un cavallo e creare scompiglio.
Come per tutti i cavalli scuderizzati basta avere pazienza e modo gentile per abituare un cavallo alle condizioni della vita quotidiana accanto all’uomo, cosicché non si allarma per ogni rumore che sente e ogni vibrazione che percepisce.


Testo protetto da Copyright ©
Il presente testo è proprietà di Lisiana Patalano
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