I sensi del Cavallo – La Vista

È molto importante ricordare che i 5 sensi del cavallo, come per tutti i viventi, lavorano in sinergia (olfatto e gusto lavorano assieme, vista, udito ed olfatto sono sempre a braccetto), e ciò permette la cosa più naturale del mondo che è il percepire l’ambiente attorno a se. Proprio come noi umani, anche i cavalli percepiscono l’ambiente circostante, seppur con diverse e notevoli differenze, impiegando tutti e 5 i sensi contemporaneamente. 

Proprio il fatto di percepire il mondo in maniera differente, è una spiegazione al fatto che i cavalli spesso reagiscono a “ciò che non c’è”. Non bisogna mai dimenticare che il cavallo è una preda, ed i suoi sensi sono sviluppati in modo da poter sopravvivere e salvarsi dai pericoli.

Conoscere il mondo sensoriale del cavallo è un buon inizio per capire e conoscere l’animale Cavallo.




I sensi del Cavallo – La Vista 

Come la grande maggioranza degli esseri viventi, anche il cavallo fa un enorme affidamento sulla vista, e spesso ciò che vede è più importante di ciò che gli viene detto dall’odore e dal suono emesso da una determinata cosa. La vista è dunque un senso indispensabile per la sopravvivenza, e nel momento in cui questa capacità viene a mancare o è fortemente compromessa, il cavallo subisce un handicap non indifferente. Proprio per evitare di ricevere danni alla vista, notiamo come i cavalli, sia quando litigano che quando giocano, o in presenza di qualcosa che considerano pericoloso, triano indietro la testa. Ciò serve a proteggere gli occhi, così importanti ma così delicati. Non vedremo mai un cavallo che avvicina l’occhio a ciò che lo spaventa, e se qualcosa rischia di colpire i suoi occhi, lui farà quanto gli è possibile per evitarla, e questo per l’istinto naturale di preservare l’integrità fisica e di questo senso così importante.


Il cavallo vede in un modo completamente differente rispetto a noi umani. Non bisogna scordare che il cavallo è una preda, e quindi la sua vista è sviluppata per poter tenere meglio sotto controllo l’ambiente che lo circonda e poter individuare immediatamente i pericoli; per questo un cavallo aguzza sempre la vista quando vede movimenti sospetti, o sente odori e rumori che non lo convincono, e scatta per qualcosa che noi non riusciamo a percepire, e quindi classifichiamo come “niente”.


Un’importante differenza tra la vista del cavallo è la nostra è che il cavallo riesce a vedere contemporaneamente e distinguere, anche quando pascola, oggetti lontani (con la parte alta dell’occhio) ed oggetti vicini (con la parte bassa dell’occhio), questa capacità funziona come se i suoi occhi fossero delle lenti bifocali. Questo è importantissimo per proteggersi dai pericoli in lontananza e tenere sotto controllo i membri del branco ed oggetti vicini.


In proporzione al corpo il cavallo è uno degli animali con gli occhi più grandi del mondo animale. Grazie a questa particolarità il cavallo non solo può sfruttare la luminosità dell’ambiente, ma anche avere un campo visivo molto ampio. Infatti il campo visivo del cavallo è di circa 350°, ogni occhio copre un campo visivo di 170° circa ciascuno, con un campo di vista binoculare di 65° circa.

L’uomo ha un campo visito totale di appena 180°, decisamente minore rispetto al cavallo.


Nel cavallo la divisione di vista binoculare e monoculare è molto netta.

La vista monoculare è quella di un solo occhio, copre una zona formando un semicerchio e consente al cavallo di tenere sotto controllo i movimenti che avvengono attorno a se.
L’occhio sinistro e l’occhio destro vedono due panorami completamente differenti, ed il segnale viene inviato a due emisferi del cervello diversi (destro e sinistro in corrispondenza degli occhi) e quindi il cavallo percepisce due realtà disuguali.
Capita ad esempio di incontrare un cavallo che, lavorando sullo stesso campo, è più diffidente a ciò che vede nel lavoro ad una mano rispetto all’altra, come ad esempio un cono o un qualcosa poggiato anche fuori la staccionata.
Ciò perché un lato è più sensibile all’altro, in un certo senso ciò che vede con un occhio, non è la stessa identica cosa che vede con l’altro. 

Se la vista monoculare è ottima per potersi guardare intorno senza dover continuamente girare la testa, e quindi pascolare placidamente, ha però un difetto, è piatta, cioè il cavallo non percepisce la profondità e quindi non può valutare la distanza.
A causa di ciò, anche se un eventuale pericolo è lontano, il cavallo non potendosene accorgere per mancanza della percezione della profondità, preventivamente reagisce per salvarsi, cioè scappando, o anche scalciando ed agitandosi, dipendentemente dal temperamento e dalla situazione.

Per questo motivo in moltissime scuderie si invitano le persone a stare lontano dal campo di lavoro, di non fare movimenti strani maneggiando oggetti vari e soprattutto di non lanciare assolutamente nulla all’interno del campo o vicino alla staccionata, ciò è per evitare che i cavalli più sensibili possano spaventarsi, e con il naturale comportamento di animali da branco allarmare gli altri e creare scompiglio.

Questa è anche la ragione più comune per la quale molti cavalli sono timorosi a passare da un varco stretto, come anche la porta del box, non potendo valutare la distanza si sentono imprigionati e ciò li rende nervosi .



La vista binoculare è quel punto in cui la vista dell’occhio sinistro e dell’occhio destro si uniscono. La vista binoculare è solamente frontale poiché chiede il lavoro di entrambi gli occhi, e consente al cavallo di percepire la profondità, e quindi valutare la distanza. In pratica con la vista binoculare il cavallo percepisce l’ambiente in maniera molto simile alla nostra, in modo tridimensionale. Quando il cavallo ha la necessità di valutare la distanza girerà il capo verso ciò che ha attirato la sua attenzione, per poter esaminare la situazione con il supporto ed il vantaggio di entrambi gli occhi.



Punti ciechi


©Lisiana Patalano

©Lisiana Patalano

©Lisiana Patalano











  
La vista del cavallo per quanto ampia sia presente dei punti ciechi, il primo è quello frontale, della vista binoculare. La vista binoculare presenta un punto cieco di circa 35cm di lunghezza, causato dal fatto che gli occhi sono distanti. Il punto cieco gli impedisce di vedere cosa ha sotto il muso, anche quando mangia o tocca col muso

Questo punto cieco frontale viene molto accentuato quando il cavallo è costretto ad un iperflessione.
Un cavallo in iperflessione, o anche nella mano con il muso perpendicolare al terreno, non riuscirà mai a vedere di fronte a se, frontalmente lo costringiamo alla cecità, quindi non potrà nemmeno valutare la distanza con eventuali oggetti. Ciò è rischioso se ci scappa di mano poiché un cavallo che scappa e non vede cos’ha di fronte a se può andare a sbattere con seri danni, inoltre ci tengo a ricordare che l’iperflessione danneggia muscoli, tendini, legamenti e talvolta anche le vertebre del cavallo.








Un’altra situazione in cui il cavallo è disagiato dal punto cieco frontale, ma qui senza che l’uomo metta la mano, è durante un salto, ma anche durante gli esercizi con le barriere. Il cavallo man mano che si avvicina all’ostacolo lo vede sempre meno, finché trovandosi sull’ostacolo lo supera alla cieca. Ciò spiega perché alcuni cavalli prima di saltare scartano il salto la prima volta o inchiodano ed attraversano scavalcando con tutta calma, oppure girano leggermente la testa o la alza, in modo da poter vedere l’ostacolo.


Un altro punto cieco è sul lato posteriore. Nel momento in cui saliamo in sella il cavallo non ci vede più, ma anche quando gli passiamo dietro usciamo dal suo campo visivo. Viene insegnato che non bisogna mai avvicinarsi ad un cavallo da dietro, e ciò perché il cavallo ha un riflesso istintivo e per “salvarsi la vita” scappa o scalcia. Questo non significa che non dobbiamo assolutamente andare dietro al cavallo, significa che quando gli passiamo da dietro dobbiamo essere certi che il cavallo ci ha visti ed ha capito che si tratta di "nulla di pericoloso", cosa importantissima è tenere sempre una mano su di lui e parlare. Sentendo la nostra voce il cavallo è sicuro che siamo noi a toccarlo e passare.Naturalmente se il cavallo è noto per calciare, è bene educarlo a non calciare, o evitare di passargli dietro.

Il passo indietro da parte del cavallo non solo è un esercizio di buon addestramento, ma anche di fiducia nei confronti dell’umano che glielo chiede.
Il cavallo per sua natura e per via del punto cieco eviterà di camminare in una direzione buia, a meno che non si tratta di una soluzione obbligatoria, quando lo fa dimostra come sia ben lavorato e che ha fiducia nei confronti della persona che glielo chiede, oltre a sentirsi rilassato e non minacciato.

Esercizi come scendere da cavallo scivolando sul suo posteriore, passare da un lato all’altro passando posteriormente dove il cavallo non vede, non sono “atti di follia”, ma dimostrazioni di fiduciada parte del cavallo, il cavallo, pur perdendoci di vista, resta sereno. Ma ovviamente vanno fatti con tutti i dovuti riguardi. Prima di avventurarsi su un punto cieco, tra l’altro anche pericoloso perché un calcio non è roba da poco, farsi sentire con la voce e toccandolo è importantissimo.

Un ulteriore punto cieco, qui però notevolmente inferiore, è sui fianchi del cavallo. Il cavallo non vede con precisione ciò che ha sul fianco, spesso quindi gira il più possibile l’occhio o gira la testa il tanto che basta. Capita che un cavallo possa essere incuriosito o anche intimorito dalle staffe che penzolano, magari se sono di un colore molto accentuato che lui non ha mai visto, o da qualcosa che svolazza magari perché attaccato alla sella o al sottosella, e ciò perché riesce solo ad intravederle e non a vederle con chiarezza, a meno che non sposta il capo in quella direzione. La visibilità o meno dei propri fianchi senza dover girare il capo, dipendono anche da quanto sia largo il cavallo. Un cavallo più rotondo come una cavalla gravida ad esempio, riuscirà ad intravedere i lati del suo addome senza girare la testa, un cavallo molto magrolino invece no.


La percezione dei colori


La percezione dei colori nel cavallo è meno sviluppata rispetto a noi umani.
Il cavallo infatti ha una percezione molto ristretta dei colori. Distingue molto chiaramente il rosso ed il blu, riconosce il giallo ed il verde, anche se a volte possono essere confusi, ma non vede il viola e l’azzurro.
La percezione dei colori è sviluppata nel cavallo per orientarsi nell’ambiente che lo circonda, e individuare il cibo come l’erba ed i frutti, che hanno colori a lui ben distinguibili.
I colori che il cavallo non vede vengono percepiti come monocolore che il cavallo riesce a vedere, quindi non il colore in questione, ma quello più vicino, o in bianco e nero o grigio.



A volte il cavallo da l’impressione di distinguere molto bene tutti i colori, in realtà il cavallo percepisce molto bene la luce riflessa dagli oggetti, quindi un oggetto chiaro che riflette la luce, viene distinto più facilmente da un oggetto scuro che assorbe la luce siano questi di un colore che lui non vede, ad esempio viola, o di un colore che lui vede.

Non è raro incontrare un cavallo che davanti ad un ostacolo è titubante o addirittura spaventato, magari perché questo ostacolo ha colori sgargianti o è molto luminoso. O anche nei confronti di un oggetto qualsiasi se è molto vistoso può manifestare timore.
Alcuni cavalli, molto timorosi e magari aventi una vista più acuta ed una percezione migliore dei colori, reagiscono anche a piccoli oggetti, come ad esempio una spazzola molto colorata potrebbe essere vista con sospetto.


La vista a colori del cavallo è dicromatica, con colori base giallo e blu, che generano il verde e sfumature di grigio.
La vista tricromatica è di noi umani, la dicromatica è quella dei cavalli

Sulla distinzione dei colori però ci sono dibattiti ancora aperti, perché non tutti i cavalli riescono a distinguere tutti i colori citati, e ciò da opinioni discordanti.
Alcuni studi infatti affermano che il cavallo distingue chiaramente il blu ed il rosso, ma meno il verde ed il giallo, questi infatti vengono confusi, altri dicono che vede giallo, verde e blu, ma con difficoltà il rosso perché poco percepito. Altri studi ancora dicono che il cavallo veda blu, rosso e grigio, ma poco il verde. Altri studi ancora affermano che il cavallo reagisce maggiormente con il blu, il giallo, il bianco e il nero, essendo colori più vistosi, ma meno con il marrone, il rosso, il verde ed il grigio, ce dovrebbero essere colori alla sua vista meno appariscenti.

©Lisiana Patalano


©Lisiana Patalano


Queste affermazioni non vengono solo date studiano anatomicamente l’occhio del cavallo, ma facendo dei veri e propri test mettendo di fronte al cavallo oggetti della stessa forma e dimensione, presentati tutti con la medesima luminosità dell’ambiente ma con colori diversi, per poter verificare il cavallo a quale colore ha una reazione maggiore, e che tipo di reazione ha.
Purtroppo non tutti i cavalli danno il medesimo risultato, per questo non ci sono prove che confermano al 100% le teorie come universali per tutti i cavalli.
Per capire il proprio cavallo a che colore è più sensibile, basterà proporgli un oggetto del colore dubbio, e vedere la sua reazione, se il cavallo non è eccessivamente pauroso o totalmente indifferente a qualsiasi cosa, il risultato è attendibile.


L’acutezza visiva

©Lisiana Patalano

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La visa del cavallo è meno predisposta a vedere le cose nei minimi dettagli rispetto a noi umani. Per questo motivo il cavallo spesso si sofferma ad osservare ciò che poco lo convince, in lontananza. Ciò per cercare di capire se è effettivamente un pericolo oppure no, e per fare questo si affida anche agli altri sensi a sua disposizione.

 

 

 

La percezione del movimento

Il cavallo non ha una vista molto acuta, la percezione dei dettagli è scarsa, ma in compenso ha una accentuata sensibilità ai movimenti. Questa sensibilità si manifesta in molteplici situazioni, ed è per questo che vicino ai cavalli è sempre consigliato di non fare movimenti bruschi. Un movimento brusco può essere percepito dal cavallo come segnale di allarme.
Ciò spiega anche perché tante volte i cavalli si spaventano di cose che noi non vediamo. A volte il semplice movimento dei rami a causa del vento o di un piccolo animale, può allarmare un cavallo timoroso.

©Lisiana Patalano



Nella foto, il cavallo riesce a percepire 
molto distintamente i movimenti
del cane

 

 

 

 

 

La visione notturna 

 

©Lisiana Patalano

©Lisiana Patalano


I cavalli hanno una buona visione notturna. Le grandi dimensioni dell’occhio e la presenza del Tapetum Lucidum, permettono al cavallo di riflettere la luce, anche quando scarseggia, e ciò gli conferisce la facoltà di vedere al buio.
I cavalli essendo prede devono stare continuamente in allerta, e questa capacità non solo gli permette di vigilare in caso di eventuali pericoli, ma anche di poter pascolare placidamente di notte.


Memoria visiva

I cavalli hanno un’ottima memoria visiva. Ogni volta che vanno in passeggiata riescono a costruire una mappa con tutti gli elementi che lungo il percorso effettuato ed il sentiero. Riescono a ricordare dove stavano ostacoli come rami bassi, tronchi abbattuti o oggetti come rocce, se c’è un posto dove abbeverarsi o pascolare tranquillamente. Il cavallo ricorda tutto di un posto, anche se lo ha visto una sola volta.

La memoria visiva è molto importante nella fase di apprendimento del puledro. È bene far conoscere ad un cavallo giovane più oggetti possibile, e di fargli fare un’associazione positiva, in modo che da adulto non sarà un cavallo timoroso.

La memoria visiva però diventa un ostacolo in caso di brutte esperienze. Un cavallo che ad esempio ha imparato che vicino al filo bianco che recinta il paddock prende la corrente, assocerà qualsiasi filo bianco piuttosto simile al fastidio della corrente.



Problemi di vista

Anche i cavalli purtroppo possono avere problemi agli occhi, da infezioni curabili, a problemi che portano alla cecità, compresi gli incidenti. Anche con l’età la vista diminuisce, e ciò a causa del naturale logoramento del corpo.
Un cavallo privo di vista è sicuramente un cavallo molto più vulnerabile, e quindi anche più timoroso nei confronti di rumori forti e strani ed odori strani.
Fortunatamente il cavallo riesce ugualmente a vivere utilizzando gli altri sensi a sua disposizione, e la vita da cavallo scuderizzato è un vantaggio enorme se si soffre di problemi di vista.
In aiuto assieme all'udito ed all'olfatto, ci sono essenzialmente le vibrisse con le quali il cavallo riesce ugualmente a muoversi nello spazio.



Curiosità

  • La pupilla dei cavalli non è rotonda né verticale, è orizzontale.
  • La pupilla del cavallo ci mette un po’ ad ambientarsi ai cambiamenti di luce. Infatti quando un cavallo passa rapidamente da un posto buio ad uno luminoso, o viceversa, trascorre un notevole momento, anche se si tratta di secondi, di cecità momentanea. Ciò spiega perché alcuni cavalli sono titubanti nell’entrare in posti bui come il box, oppure si spaventano delle ombre o sono esitanti nel muoversi. Ciò viene percepito come un ostacolo o addirittura come un pericolo.
  • Non importa il colore degli occhi, tutti i cavalli, fatta eccezione per problemi di vista, vedono nello stesso modo.
  • L’eterocromia, cioè l’avere l’occhio di un colore e l’altro di un altro colore, così come il mosaicismo, l’avere lo stesso iride di colori diversi, non portano alcun problema di vista. Ciò riguarda la pigmentazione dell’iride e non influisce con la vista.

©Lisiana Patalano


Sapendo che i cavalli vedono in modo poco nitido e non percepiscono bene tutti i colori, ecco come potrebbe vedere un cavallo di giorno.











©Lisiana Patalano

Il cavallo non vede in modo molto nitido, e con la mancanza della luce i colori non si vedono. Ecco come potrebbe vedere un cavallo di notte.








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